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La lunga strada verso Genova

Pietro Apostolo
A cura di: Maura Maffei

1. Da Pola a Taranto


8 settembre 1943, sera


Armistizio!

Pola, 9 settembre 1943

Ricevuto comando “FATA”. Devo partire per Sebenico e si dice che i Tedeschi abbiano occupato la linea Ancona-Livorno. Si dice che noi ci si debba mettere nelle mani degli Inglesi. Alla radio, ho sentito anche che i Tedeschi hanno conquistato posizioni strategiche in Liguria. Oggi circolava voce che gli Inglesi fossero sbarcati a Genova ed ero già tutto contento che voi, miei cari familiari, e io saremmo rimasti dalla stessa parte.
Ora, invece, è una cosa terribile.
Speriamo che tutto proceda in modo da poterci riunire presto e che voi rimaniate sani e salvi, al riparo dai combattimenti.
Questa sera ho spedito due telegrammi ma chissà se arriveranno... Allora non avevo ancora appreso queste novità.
Poco prima di lasciare la banchina, è venuto Spinetta a salutarmi. Gli ho raccomandato di scrivervi mie notizie. Egli rimane a Pola con la moglie e può darsi che sia dalla vostra stessa parte, poiché i Tedeschi stanno avanzando da Trieste.
Adesso debbo scappare in plancia. Speriamo che la sorte ci assista.
Attualmente sono fuori, alla boa, ad aspettare l’ora della partenza. Quasi tutte le navi sono salpate, compresa una corazzata, la “Cesare”, per Malta. Rimaniamo noi, la “Eridano”, che ha a bordo tutta la Scuola Sommergibili, il “San Giorgio” e il “Grado”. Partiamo a mezzanotte. Intanto, dobbiamo tener d’occhio i Tedeschi. Tutti abbiamo avuto gli ordini di operazioni di Supermarina.

Sebenico, 10 settembre 1943

Sono arrivato qui, questa sera, dopo aver toccato Zara. Da tutti i porti dalmati le navi e i mezzi minori stanno sgombrando, portando quella poca gente che possono, ma i Comandi, i presìdi e tante persone rimangono a terra, mentre i Tedeschi sono ormai poco lontani. Stanno avanzando.
Quando passavo dinanzi a Zara vecchia, ho visto i nostri soldati, i doganieri e i civili fuggire su barche di ogni tipo, per l’imminente arrivo dei Tedeschi. Da un nostro ospedale che c’è là, stavano agitando una grande bandiera. Sparavano, per attirare la mia attenzione; dagli esuli avevo appreso che non avevano mezzi con cui scappare e che erano in molti. Ma io non potevo farci niente. Secondo l’ordine d’operazione, dovevo assolutamente raggiungere Sebenico.
D’altra parte, poca gente posso trasportare con questa piccola nave e avrei rischiato di farla prendere dai Tedeschi.
A Zara, hanno trattenuto il “San Giorgio” e il panfilo “Aurora”, pure diretti qui. Ma, dopo averci pensato un po’, mi hanno fatto proseguire.
Sempre da Zara ho scritto e ho pure mandato un telegramma; confido che qualcosa arrivi, tuttavia ne dubito fortemente.
Ho portato via con me da Pola la famiglia del Nostromo e avrei preso anche gli Spinetta, se avessero potuto venire.
Sento continuamente la radio, ormai soltanto quella inglese, eppure le notizie sono così scarse... e anche quelle che hanno a terra sono caotiche e contraddittorie. Ad ogni modo, si capisce che è uno sfacelo e io sono in angoscia per tutti voi, miei cari.
Questa sera avevo avuto ordine di partire per Bari, portando degli operai militarizzati e dei civili; poi l’ordine è cambiato per Taranto e, quindi, abbiamo rimandato a domattina poiché il “Grado”, che deve venire via con altra gente, non era pronto. La “Eridano”, con tutta la Scuola Sommergibili, è arrivata stasera ed è subito stata fatta ripartire per Ancona o per Bari. Dato che ora sono cambiati gli ordini, speriamo che non cada in mano ai Tedeschi.
Durante la navigazione, non posso lasciare per un attimo la plancia. Sono stanco morto ma questa notte conto di poter dormire qualche ora.
All’ultimo è venuto a bordo Oggio, che era qui, per salutarmi. Era disperato. Gli ho detto di correre a prendere la sua roba, così lo porto via con me.
La navigazione per Taranto durerà due giorni e, con gli evacuati a bordo e con il pericolo d’incontrare aerei o mezzi navali tedeschi, sarà un’avventura e richiederà l’impiego di tutte le mie facoltà.
Sono afflitto di dover restare separato da voi, miei cari, ma forse se mi avessero mandato in un porto del Nord non avrei potuto raggiungervi lo stesso: i Tedeschi mi avrebbero portato via o prigioniero o con loro, nel caso avessi finto d’essere un amico.
Auguriamoci ora che gli Angloamericani avanzino presto e che ci si possa riunire; ma potrebbe anche passare chissà quanto tempo... L’essenziale è che voi rimaniate sani e salvi.
Adesso cerco di riposare un po’ perché sono proprio sfinito.

Taranto, 13 settembre 1943

Sono giunto qui dopo due giorni e due notti di navigazione. Non ho fatto alcun incontro spiacevole. Lungo tutto l’Adriatico ho visto nostri mezzi grandi e piccoli, barche e motoscafi che scappavano dalla Dalmazia e dall’Albania.
Il “Grado” è rimasto indietro. Uscendo da Sebenico, è passato su uno sbarramento di mine, malgrado i miei segnali e colpi di moschetto e mitragliera e cannonate da terra. Fortunatamente non è saltato.
La prima notte, dinanzi a Bari, abbiamo assistito a luminaria di proiettori e lancio di molti razzi: forse battaglia e bombardamenti.
Abbiamo poi saputo che Bari e Brindisi erano in mano ai Tedeschi; prima di arrivare qui, però, abbiamo avuto notizia che Brindisi era stata occupata dagli Inglesi.
In navigazione, ascoltavo Radio Londra, che trasmetteva echi di disordini in Alta Italia. Sono le occupazioni dei Tedeschi che mi tengono molto in ansia. Non ho udito, però, che siano successi fatti gravi a Genova.
Io avevo già fatto pitturare a bordo i segnali di riconoscimento per gli aerei alleati, ma se avessi incontrato dei Tedeschi sarebbero stati pasticci. Così pure per i segnali da fare alle navi inglesi: di notte, come avrei fatto a sapere che navi fossero? E se avessi fatto dei segnali ai Tedeschi? Insomma, l’avventura si è conclusa bene per pura fortuna. Chissà come sarà andata al “Grado”...
Davanti a Taranto c’erano delle navi inglesi e, nel Mar Grande, due torpediniere stavano dragando con strascico magnetico. Il Mar Grande è già deserto di navi nostre, tutte salpate per Malta. Vi sono molte mine magnetiche messe dai Tedeschi prima di scappare: l’altro ieri è saltato un caccia inglese.
Sono entrato a mezzodì nel Mar Piccolo ed ora sono ormeggiato alla banchina. Pare che si rimarrà qui.
Al Comando in Capo ho trovato che l’Aiutante di Bandiera è un Tenente di Vascello che era a Pola. Ho fatto sapere che conosco bene l’americano e sono già stato messo in nota per fare l’Ufficiale di Collegamento. Il mio programma è quello di mettermi con gli Alleati per poter seguire la loro avanzata verso l’Alta Italia e avere possibilmente una certa autonomia e opportunità da sfruttare per tornare a casa. Se riuscissi ad andare con gli Americani, lo preferirei.
A Brindisi vi sono il Re, Badoglio e il Governo. L’ordine è di reagire contro i Tedeschi.
Abbiamo saputo che Mussolini è stato liberato dai Tedeschi e che ha ripreso il potere. Che disastro! Avrebbero dovuto farsi ammazzare tutti piuttosto che lasciarselo sfuggire!
Ora mi devo riposare un po’ perché sono esausto.

14 settembre 1943

Quando ieri sono giunto qui, Inglesi e Tedeschi stavano ancora combattendo nelle vicinanze. Questi ultimi erano in pochi e sono stati ricacciati.
Sono sempre in cerca di notizie per quello che avviene in Alta Italia. Qui, adesso, non c’è più speranza di poter comunicare.
Pare che noi si rimanga qui con torpediniere, unità minori, navi mercantili e anche con cacciatorpediniere e sommergibili, che non sono in grado di raggiungere Malta, ove s’è riunita la maggior parte della nostra flotta: cinque unità maggiori, otto incrociatori, cacciatorpediniere e sommergibili, dei quali ve n’è ancora una decina.
Siamo tutti ansiosi e demoralizzati. Come aspirazione, molti pensano che ormai, per il bene della nostra Patria, vincano (e presto!) gli Alleati; credo, però, che ve ne siano pure altri che continuano a contare sui Tedeschi e sul governo fascista. Tutti, comunque, sono impazienti di ritrovare le proprie famiglie.
Oggi qui, con mia grande sorpresa, ho ritrovato Zunino. Era a Vibo Valentia con il Comando della Marina colà costituito. Prima dell’arrivo degli Inglesi e poi dei Tedeschi, lui e gli altri sono scappati con due camion e una macchina; hanno avuto una scaramuccia con i Tedeschi, che volevano toglier loro il mezzo, e due marinai sono morti; tuttavia, hanno ucciso quattro Tedeschi e ne hanno ferito qualcun altro.
Questa sera siamo stati un po’ insieme: dà sollievo poter parlare dei nostri cari. Ora egli è destinato qui, al Comando in Capo. Nessuna notizia, invece, circa il mio impiego come Ufficiale di Collegamento.
Genova e la Liguria non si sentono mai nominare da Radio Londra; speriamo in bene...

15 settembre 1943

Sono qui da quattro giorni; ciò che si è svolto nel frattempo, a causa della mia impazienza, mi pare poco. Ma quattro giorni non sono neppure molti.
Oggi le notizie sono migliori di quelle dei due giorni precedenti: gli Americani, che a Salerno erano stati respinti, si sono ripresi e sono passati all’offensiva; l’Ottava Armata Inglese, salita dalla Calabria, è vicina alla testa di ponte di Salerno e sta per prendere alle spalle i Tedeschi; sulla Costa Adriatica si continua ad avanzare; si dice che la maggior parte dell’Italia centrale sia ancora sotto il controllo delle nostre truppe, il che fa presumere, sia pure avventatamente, che non appena i Tedeschi siano in rotta nel napoletano l’offensiva degli Alleati proceda rapidamente verso il Nord. Purtroppo la strada è lunga e di Tedeschi ve ne sono molti, ma chissà che pure loro non siano prossimi a mollare... Anche questa aspettativa è avventata, benché non sia un’esagerazione, dato che in Russia se le buscano forte.
Temo adesso, miei cari, che a casa vi colga l’inverno in condizioni precarie e vivo nel timore che la fame e quelle belve dei Tedeschi abbiano a far scempio di voi.

16 settembre 1943

Anche la giornata odierna è trascorsa in una continua ricerca di notizie. Niente purtroppo che ci dia un’idea sulle condizioni costì; penso che non si possa fare a meno di esser e di diventar sempre più tristi. Dove i Tedeschi si ritirano, devastano senza pietà. Temo fortemente, miei cari, che oltre a tutto il resto vi toccherà fare la fame.
Già nel 1939 ero convinto che, in caso di guerra, avremmo potuto subire una disfatta seguita dal caos. Allora, e anche in seguito, parevan vane fantasticherie d’una mente esaltata; purtroppo, invece, ora ci siamo...
Qui a Taranto arrivano ogni giorno truppe e rifornimenti inglesi, che stanno proseguendo lungo l’Adriatico, di là da Bari, e lungo la Costa Tirrenica verso la testa di ponte di Salerno, ove gli Americani sono stati ricacciati sul litorale. Quei dannati Tedeschi fanno ogni sforzo pur di ributtarli in mare, ma auspichiamo che non ci riescano: la rapida avanzata alleata verso Nord è la nostra unica speranza!
Abbiamo pure ascoltato alla radio notizie e proclami di quel cialtrone: ha ripristinato tutto com’era prima del 25 luglio e mutato in repubblicano il partito fascista. Si continua la commedia di far finta che il Popolo italiano sia con loro. Che schifo!
Stasera ho saputo che vi sono qui quattro Ufficiali americani; domani procurerò d’avvicinarli e d’informarli che sono già in nota al Comando in Capo per la mia buona conoscenza della loro lingua: potessi andare con loro e giungere tra i primi a casa... Cercherò anche di far avere notizie a mia sorella Teresa, in America...
Questa sera Zunino è venuto a bordo e siamo rimasti un po’ insieme. Naturalmente abbiamo parlato della situazione, delle nostre famiglie e delle nostre preoccupazioni per loro. Anche lui è della mia opinione: se vi facessero del male, miei cari, diventeremmo simili a bestie assetate di sangue e distruggeremmo Tedeschi e traditori fascisti più che ci sarà possibile, fino a trovare una palla misericordiosa che ci mandi a raggiungervi. 

17 settembre 1943

Quest’oggi, come già ieri, le notizie dal fronte sono buone: l’Ottava Armata Inglese si è congiunta alla Quinta Americana presso Salerno ed entrambe inseguono i Tedeschi. Ciò nonostante, le cose procedono lentamente, specie per la nostra impazienza. Chissà quanto tempo passerà prima che gli Alleati possano risalire tutta l’Italia... E se i Tedeschi non crollano di colpo, voi, miei cari, alle prese con loro che sono inferociti da quello che chiamano il nostro tradimento, quanto dovrete soffrire!
Stasera la radio inglese parla pure di ribellioni e di combattimenti a Genova, a Milano e a Torino. Ciò m’inquieta.
In giornata, pur rimanendo imbarcato, ho preso servizio all’Ufficio di Collegamento tra il nostro Comando e quello inglese. Ma non sono molto soddisfatto: sto aspettando gli Americani. Io mi sono offerto allo scopo di portarmi sempre più al Nord, al seguito degli Alleati: se non riesco in quest’obbiettivo, che vale la mia buona volontà?
Sono tornato a bordo per cenare che erano già le nove passate: non si finirebbe mai di lavorare.
Adesso vado a nanna, in vista dell’impegno di domani. Il rimanere molto occupato ha il vantaggio di far sentir meno le preoccupazioni.

18 settembre 1943

Mi auguro che Radio Londra esageri sul trattamento che i Tedeschi riservano alle popolazioni italiane eppure non posso fare a meno di essere molto impensierito e in ansia per tutti; si parla degli Italiani, stimati quali traditori (questo povero Popolo tradito di dentro e di fuori!), di facoltà date da Hitler di appropriarsi di qualunque cosa italiana, di diritto di vita e di morte, di deportazione di donne e di uomini in Germania; si parla di resistenza di soldati e di popolo, di sabotaggi e rappresaglie dei Tedeschi. Si sentono pure quei cialtroni delle radio fasciste, con lo stesso stile di prima, con una sfacciataggine superata solo dalla loro ignoranza e delinquenza.
Questa sera, dalla Germania, ho persino udito parlare il tragico buffone, quel pazzo criminale e megalomane che ha tradito la nostra Patria per ignoranza e avidità di potere, l’uomo che nei vent’anni trascorsi, sino al 25 luglio, ha fatto tutto lui, come se fosse stato un santo (e dopo, in pochi giorni, gli altri tutto hanno distrutto!). Farlo morire soffocato negli sputi e nella merda sarebbe concedergli un trattamento troppo umano. I Tedeschi sono belve sanguinarie, fondamentalmente crudeli e stupide, ma lui e la sua banda di sconci predoni sono iene immonde. E ora hanno ancora la sporca faccia di parlare, mentre i Tedeschi stanno infierendo in ogni modo sugli Italiani! E anche qui vi sono quelli che, pur dinanzi all’evidenza e al contegno corretto degli Alleati, conservano simpatie per i Tedeschi! E questa gente non viene fucilata nella schiena!
Credo che, come me, la pensino molti altri. Già si fa domanda per andare a combattere.
Quest’oggi è giunto il mio ordine di movimento: sbarcherò per andare a Supermarina, ricostituita a Brindisi, dove ci sono il Re, Badoglio ed il Governo. Ci vado grazie alla mia conoscenza dell’inglese ma non so ancora quali funzioni avrò. L’Aiutante di Bandiera di questo Comando in Capo mi ha riferito che saremo in pochi ufficiali: due Ammiragli, un Ufficiale Superiore, un altro Tenente di Vascello e io. A me ciò pare strano; ad ogni modo, vedrò.
Tuttavia sono deluso poiché avevo chiesto di andare con gli Americani. Ho cercato, quindi, di mandare a monte l’ordine di movimento, senza riuscirvi. Domani darò la consegna a quello che viene a sostituirmi e lunedì o martedì mi recherò a Brindisi. Oggi, qui a Taranto, ho ancora fatto il Collegamento con gli Inglesi. 

19 settembre 1943, domenica

 

Avevo già incominciato a dare le consegne ad un Ufficiale dei sommergibili allorché il suo ordine di movimento è stato annullato; al posto suo, mi sostituirà un altro Tenente di Vascello che sbarca dalla nave ausiliaria “Mocenigo”. Gli passerò le consegne domani.
Ho saputo stasera che il mio viaggio lungo l’Adriatico sin qui è stato protetto da una fortuna eccezionale: il piroscafo “Eridano”, partito contemporaneamente a noi da Pola e scortato dalla torpediniera “Insidioso”, piroscafo che aveva a bordo la Scuola Sommergibili, era venuto a Sebenico e di là, dopo aver imbarcato dei civili che evacuavano, aveva proseguito per Ancona data libera. Giuntovi, fu costretto a ripiegare subito poiché i Tedeschi erano poco lontano. Ma a breve distanza dal porto ecco che fu assalito dagli Stukas, che lo affondarono: pochi naufraghi poterono essere salvati.
Del “Grado”, salpato insieme con noi da Sebenico e rimasto indietro, non si sa più niente. Anche del “San Giorgio” e della “Aurora”, che avrebbero dovuto seguirci e che invece rimasero a Zara, non si sa più niente.
Noi siamo ora pressoché alleati con gli Angloamericani. Ieri Badoglio ha parlato qui, agli Ufficiali del Circolo della Marina, e ha fatto un proclama agli Italiani, incitandoli alla resistenza e alla lotta contro i Tedeschi.
Stamane ho trovato Zunino disperato; ha detto che non ha più speranza di ritrovare i suoi vivi e che vuole arruolarsi in una Brigata di Marina che forse si costituirà per combattere i Tedeschi. Io l’ho dissuaso con varie considerazioni, soprattutto perché non dobbiamo cessar di sperare finché non abbiamo notizie più sicure.

Taranto, 20 settembre 1943, lunedì

Ho dato le consegne al nuovo Comandante del “Fata” e, nel pomeriggio, ho galoppato come un matto per assicurarmi un passaggio su qualche macchina per Brindisi, per me e per gli equipaggiamenti, bicicletta compresa, dato che sul treno non funziona ancora il servizio bagagli. Mi sono persino rivolto al Comando inglese di Marina e poi a quello dell’Esercito; per quanto tutti siano stati molto gentili, non ho messo insieme niente.
Finalmente, questa sera, alle nove e mezza, ho saputo che vi erano due torpediniere in partenza per Brindisi: la “Sagittario” e la “Aretusa”. Sulla prima ho imbarcato bici e bagaglio grosso, compresi gli zaini di un sergente che porto con me a Supermarina. Più tardi ho trovato un posto su una macchina con un Colonnello del Genio Navale e con un altro Ufficiale e così risparmio il viaggio in treno. Partirò domattina alle sette e mezza.
Dell’Alta Italia siamo sempre senza notizie; Radio Londra ci dice ben poco e la Liguria da qualche giorno non viene più nominata.

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